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Le “Facce vere” di Dani Faiv non sono quelle della scena rap italiana. L’intervista

Uno scambio serrato, quello tra il rapper spezzino e Nayt, che racconta di “Facce vere, no lifting”, in un mondo in cui tanta gente finge, anche sui social

Autore Benedetta Minoliti
  • Il15 Marzo 2022
Le “Facce vere” di Dani Faiv non sono quelle della scena rap italiana. L’intervista

Dani Faiv, foto ufficio stampa

Un mood scuro, reso imponente dalla produzione di Strage. Uno scambio serrato, tra incastri, punchline e cambi flow. Questi sono gli ingredienti di Facce vere, il nuovo singolo di Dani Faiv, in collaborazione con Nayt, pubblicato oggi, martedì 15 marzo.

Un brano nato in studio, quasi per divertimento, senza il concept di “facce vere”, che è arrivato dopo, come ci ha raccontato il rapper spezzino, classe ’93, durante la nostra intervista. «Nel disco precedente, Scusate, c’è Facce finte, con Gianni Bismark, e mi piaceva il gioco di parole, come una sorta di sequel al contrario» ha spiegato Dani Faiv.

Ecco cosa ci ha raccontato Dani Faiv a proposito di Facce vere, dalla collaborazione con Nayt al rap game, dove non è tutto oro quello che luccica.

Qual è la genesi di Facce vere?

Il brano è un viaggio tra punchline e attitudine pura mista al concetto che porto da sempre, ovvero preferire poche persone vere a tante false. Voglio avere intorno gente che mi basta guardare negli occhi per capire se è sincera o no, in un mondo in cui tanti fingono, anche sui social: noi vogliamo rimanere puri e sinceri fino alla fine.

Quindi quando hai scritto il brano non avevi in mente qualcuno in particolare?

No, e se uno sente il brano poi lo può riportare alla sua esperienza personale. Mi ritrovo anche in alcune frasi di Nayt, pensando a degli eventi successi nella mia vita. In generale, comunque, penso che le canzoni siano così per tutti: ognuno ci si può ritrovare, per motivi diversi.

Dani Faiv: «In Italia c’è l’ansia che qualcuno ti possa rubare il posto»

Non so se hai visto il video di Love di Marracash e Guè. Di recente Paky ha detto che in realtà tutta l’amicizia e l’unione che si vede lì in realtà non c’è. Nel rap game, secondo te, è così? Tanta facciata e sorrisi, ma alla fine ci si odia?

Beh, ovvio. In tutti gli ambienti è così, nel rap a maggior ragione. Però, sinceramente, sono uscito anche da questa cosa. Penso a me stesso, a fare le mie cose e i c***i miei, lavorando solo con le persone che, guardandole negli occhi, mi trasmettono fiducia. In generale in Italia il mondo del rap è così, forse in America la situazione è un po’ diversa.

Dici?

Sì, perché non c’è questa sorta di invidia o “ansia” che qualcuno ti possa rubare il posto, cosa che in Italia invece c’è. Tante volte, ad esempio, si aspetta a lanciare l’emergente perché si guarda a fargli fare la hit da solo. In America, invece, Kanye West ha preso Desiigner quando non era nessuno e gli ha fatto fare il pezzo di successo. Quindi sì, c’è tanta ipocrisia.

Vorrei commentare con te questa frase: “I tuoi miti sono bolle, i miei sono Neffa e i Colle”.

Questa è una pillola che ho voluto inserire per far vedere la differenza tra la nuova generazione, con i miti un po’ confusi, perché ascoltano il mio genere ma non conoscono quello che ci sta dietro, e la mia. Tante volte uno pensa “che flow incredibile”, senza sapere però che c’era già 20 anni fa. Ho fatto questa citazione perché Neffa è il king della vita e i Colle per chi ha la mia età sono iconici, dei veri e propri punti di riferimento.

Quindi c’è scarsa cultura, secondo te? Ma è mancanza di stimoli o disinteresse?

Sì, senza fare il boomer (ride, ndr.), ma è un tema trattato da chiunque. Ogni anno si fanno statistiche e viene fuori che la soglia di attenzione è diminuita tantissimo, ma sotto ogni aspetto, non solo per quanto riguarda la musica. Adesso si fa tutto sotto forma di Reel, o comunque di formati brevi, perché le persone si annoiano facilmente. E perché è così? Perché hanno già tutto, e quando c’è troppa roba non sai più cosa fare. Ci siamo tirati la zappa sui piedi da soli, purtroppo.

La collaborazione con Nayt

Tornando a parlare di Facce vere, perché Nayt?

Di solito i feat li metto sempre dopo. A parte casi eccezionali, dove lavoriamo da subito ad un brano, ascolto tutto diverse volte e poi immagino una personalità o un timbro sopra. In questo caso Nayt era perfetto perché non ci avevo mai lavorato, in primo luogo. Ho fatto un po’ il “fantarapper”, perché ho lavorato praticamente con tutti e volevamo cercare la novità. Alla fine è venuto fuori lui ed è stata la scelta perfetta, perchè ha stile, cambi flow, giochi di parole, è della mia stessa scuola. In più, quando ci siamo beccati di persona, si è confermato anche quello che ti dicevo a proposito delle “facce vere”, quindi molto bene (ride, ndr.).

Pensi di essere cambiato dall’uscita di Scusate?

Se parliamo dei tre singoli, è cambiato poco. Anno Zero è la roba che facevo in Teoria del contrario, quindi con un’attitudine più cattiva, senza pensare troppo alle melodie. Con Luna nera ho ritirato fuori Fruit Joint, con il ritornello mega preso bene, addirittura nel video ballo. È una sorta di trip già visto da parte mia. Invece Facce vere riprende la wave di pezzi come Yoshi o Cioilflow, quindi beat trap dove faccio quello che amo di più, ovvero giocare con lo stile in maniera fresca. Quello che uscirà dopo farà capire perché ho scelto questi tre brani: mi avete già visto in queste tre vesti, quindi vi propongo qualcosa di nuovo.

Ascolta Facce vere, il nuovo singolo di Dani Faiv con Nayt

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