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I Club Dogo sono tornati a Milano nell’unico modo possibile: da re

Dieci anni dopo la fiamma di Guè, Jake La Furia e Don Joe brucia ancora forte e continua ad essere “dalla gente, per la gente”, dai novizi ai nostalgici. Il racconto della prima delle dieci serate al Forum

Autore Billboard IT
  • Il11 Marzo 2024
I Club Dogo sono tornati a Milano nell’unico modo possibile: da re

I Club Dogo in concerto al Forum di Assago, 10 marzo 2024, foto di Massimiliano Lorenzin

Come chi utilizza compulsivamente TikTok sa, un must dell’applicazione sono i video che potremmo definire delle vere e proprie catene di Sant’Antonio in versione Generazione Z. Mini clip che invitano ad interagire il più possibile con il suono affinché la frase riportata si avveri. L’ultimo che mi è capitato scrollando distrattamente ma non troppo da non farci caso diceva “Se userai questo audio il 10 marzo sarà il giorno più felice della tua vita”. E io, da buona millennial passiva su TikTok, chiaramente non ho interagito. Un po’ perché non sono oggettivamente in grado. Un po’ perché il mio primo pensiero è stato: sto andando al Forum di Milano per il primo concerto della reunion dei Club Dogo dopo dieci anni, è ovvio che il 10 marzo sarà il giorno più felice della mia vita.

Meme e trend a parte, non so se ieri è stato il giorno più felice della mia vita e di quella degli altri 13mila attorno a me accorsi nel palazzetto per la prima delle dieci date della residency del cerbero composto da Guè, Jake La Furia e Don Joe. Quello che so per certo è che ieri sera il sogno di ogni zanza si è avverato sul serio. Forse ancora di più di gennaio, quando i Club Dogo hanno pubblicato il loro ottavo e omonimo disco.

Un pubblico eterogeneo

Perché se la musica è un qualcosa che permane nel tempo e di cui possiamo usufruire ogni volta che vogliamo semplicemente premendo play sui nostri smartphone, il live – che nonostante i social rimane il qui e ora per eccellenza – era il vero tassello mancante per tutti. Giovanissimi e non. Novizi alla prima volta perché erano ancora troppo piccoli quando Guè, Jake e Don Joe riempivano il posto e spaccavano tutto e nostalgici per cui ogni volta è come se fosse la prima. Coppie di fidanzati che si scambiano baci su Tornerò da re e All’ultimo respiro gruppi di bro che rappano ogni singola barra di Vida Loca. Tutti uniti da una sola fede. Un solo simbolo impresso sulle panette, sui cappellini, le felpe, le maglie, le sciarpe e persino la pelle. E una sola crazia. Quella del Dogo, la cui fiamma brucia ancora forte.

Dieci anni dopo, infatti, il Dogo continua ad essere dalla gente per la gente. La loro, quella da bar sincero, da panchine, scooter e stadio pieno. Per gli zarri col borsello gucciato e anche per gli intellettuali. Per i “pusher, gli skater, i seri e i bruciati”. E pure per “tutte quelle tipe che c’hanno il loro stile”, che “non saranno le veline” ma per Guè, Jake La Furia e Don Joe sono ancora le più fighe. Per tutti, tranne che per i poser che inseguono le tendenze del momento. Perché la gente è lì per esserci davvero, e non per far vedere di esserci stata.

Le due ore serrate di concerto al Forum di Milano, del resto, sono un regalo che i Club Dogo hanno fatto ai propri affezionati, allo zoccolo duro della primissima ora che li ha sempre sostenuti anche quando tutto questo era solo – appunto – un sogno nei sottoscala di quei locali di Milano che oggi non esistono neanche più. Un viaggio lungo un decennio nella loro discografia, prediligendo i classici immortali alle novità. Su trenta pezzi in scaletta, solo cinque tratti dal nuovo album (Mafia del boom bap, Milly, King of The Jungle, Soli a Milano con Elodie e Nato per questo).

Club Dogo a Milano: un concerto per i fan della prima ora

Il resto? Storia. A chi infatti non è esploso il cuore sentendo le prime note di Cronache di resistenza, Rap Soprano, Hardboiled – Sabotatori, Kyobo in tsuki, Note Killer e Una volta sola? Chi non è impazzito come una mina di fronte alle fiammate di M-I Bastard, Spacco tutto, Il mio mondo, le mie regole e Ciao proprio? E ancora, alzi la mano chi non ha avuto un brivido vedendo sul palco con i Club Dogo J-Ax per Brucia ancora e Vincenzo da Via Anfossi per quell’anthem immortale che è Puro Bogotà. Il pubblico non si perde una barra, canta così forte da sovrastare anche i Club Dogo stessi. Liberando un sentimento di attesa che durava da troppo. Perché nonostante il tempo che passa, Guè, Jake e Don Joe sono davvero nati per questo e sono ancora la voce di questa città che non li ha mai dimenticati, anzi.

Quella stessa città che negli anni è diventata a tutti gli effetti il quarto membro onorario del cerbero. Quella da cui la musica non può prescindere. Come dimostra la scenografia imponente che richiama il Duomo. Nonché il led wall su cui scorrono le immagini iconiche del gruppo che hanno la città della Madonnina come sfondo. E Milano dunque non poteva che accogliere i suoi re in modo trionfale, senza se e senza ma. Nel 2024 i Club Dogo infatti sono ancora Milano. E non solo perché da lì vengono e perché la città è stata al centro delle loro rime. Ma perché hanno saputo raccontarla, a volte con crudezza e a volte persino con romanticismo. E perché – quasi per la prima volta, all’inizio dei 2000 – le persone che vivevano la notte milanese trovavano uno specchio in cui riflettersi senza formalismi e perbenismi.

Altre nove date per i Club Dogo a Milano

E chiunque abbia avuto o abbia ancora una compagnia che si ritrovava semplicemente in piazza non può non aver sentito una stretta al cuore vedendo le foto di Jake, Guè e Don Joe giovanissimi. O ammirandoli ieri sera abbracciati, complici e (forse, probabilmente) felici. Tanto che non importa se oggi (forse, probabilmente) non vanno più così d’accordo come prima. Per una sera (e altre nove a seguire al Forum, tutte sold out) i Club Dogo per noi saranno ancora quei bastardi di Milano che “riempiono il posto e dopo spaccano tutto”. Per una sera e per sempre.

Articolo di Silvia Danielli e Greta Valicenti

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